LA COSCIENZA DI ZENO

Italo Svevo (pesudonimo di Ettore Schmitz)


La psico-analisi entra nella letteratura attraverso questo romanzo, fondamentale capolavoro di Italo Svevo. Pubblicato nel 1923 e rimasto a lungo incompreso, è un viaggio nelle pieghe della psiche del protagonista, Zeno Cosini, borghese triestino benestante che vive nell’ozio e si sente costantemente inadeguato, “malato” rispetto a coloro che lo circondano, famiglia, amici, conoscenti che lui ritiene superiori e sani. Ma questo viaggio di esplorazione di sé intimo e profondo riserva sorprese, come quella di ribaltare la visione della società in cui Zeno vive per scoprirsi lui sano e malato il mondo che lo circonda, malato dentro alla radice: è appena scoppiata la prima guerra mondiale.

E’ una lettura intensa, bisogna entrare nel modo di vivere e di pensare del protagonista, ma tutti i suoi pensieri possono essere stati o essere anche i nostri, non esattamente come qui descritti ma certamente le valutazioni, i ripensamenti, i sensi di colpa, le ipocrisie, le fughe dal reale, i dubbi e le certezze ritrovate, magari non più lucenti ma pur sempre rassicuranti, ci fanno capire come il senso di benessere e malattia siano nella nostra testa prima che nel corpo. E’ l’ansia che domina ogni persona che si vede in qualche modo costretta al cambiamento.

Il fumo:

“Scommettemmo! Il primo che avrebbe fumato avrebbe pagato e poi ambedue avrebbero recuperato la propria libertà. Così l’amministratore, impostomi per impedire che io sciupassi l’eredità di mio padre, tentava di diminuire quella di mia madre, amministrata liberamente da me!

La scommessa si dimostrò perniciosissima. No ero più alternativamente padrone ma soltanto schiavo e di quell’Olivi che non amavo! Fumai subito. Poi pensai di truffarlo continuando a fumare di nascosto. Ma allora perché aver fatta quella scommessa?.........

Ma la ribellione continuava e a forza di fumare arrivavo all’affanno. Per liberarmi da quel peso andai dall’Olivi e mi confessai. Il vecchio incassò sorridendo il denaro, trasse di tasca un grosso sigaro che accese e fumò con grande voluttà.”



Storia del mio matrimonio:

“Venne finalmente il giorno del mio matrimonio e proprio quel giorno ebbi un’ultima esitazione. Avrei dovuto essere dalla sposa alle otto del mattino, e invece alle sette e tre quarti mi trovavo ancora a letto fumando rabbiosamente e guardando la mia finestra su cui brillava, irridendo, il primo sole che durante quell’inverno fosse apparso. Meditavo di abbandonare Augusta! ……….

All’altare dissi di sì distrattamente perché nella mia viva compassione per Augusta stavo escogitando una quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte. Invece quando uscimmo dalla chiesa, m’accorsi che Augusta aveva recuperati tutti i suoi colori. Ne ebbi una certa stizza perché quel mio sì non avrebbe mica dovuto bastare a rassicurarla del mio amore. E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa tanto da darmi della bestia perché m’ero lasciato prender a quel modo. Invece a casa sua, approfittò di un momento in cui ci lasciarono soli, per dirmi piangendo: - non dimenticherò mai che, pur non amandomi, mi sposasti. “




Cit. edizione 2015 – Newton Compton Editori

LA COSCIENZA DI ZENO

Italo Svevo (pesudonimo di Ettore Schmitz)


La psico-analisi entra nella letteratura attraverso questo romanzo, fondamentale capolavoro di Italo Svevo. Pubblicato nel 1923 e rimasto a lungo incompreso, è un viaggio nelle pieghe della psiche del protagonista, Zeno Cosini, borghese triestino benestante che vive nell’ozio e si sente costantemente inadeguato, “malato” rispetto a coloro che lo circondano, famiglia, amici, conoscenti che lui ritiene superiori e sani. Ma questo viaggio di esplorazione di sé intimo e profondo riserva sorprese, come quella di ribaltare la visione della società in cui Zeno vive per scoprirsi lui sano e malato il mondo che lo circonda, malato dentro alla radice: è appena scoppiata la prima guerra mondiale.

E’ una lettura intensa, bisogna entrare nel modo di vivere e di pensare del protagonista, ma tutti i suoi pensieri possono essere stati o essere anche i nostri, non esattamente come qui descritti ma certamente le valutazioni, i ripensamenti, i sensi di colpa, le ipocrisie, le fughe dal reale, i dubbi e le certezze ritrovate, magari non più lucenti ma pur sempre rassicuranti, ci fanno capire come il senso di benessere e malattia siano nella nostra testa prima che nel corpo. E’ l’ansia che domina ogni persona che si vede in qualche modo costretta al cambiamento.

Il fumo:

“Scommettemmo! Il primo che avrebbe fumato avrebbe pagato e poi ambedue avrebbero recuperato la propria libertà. Così l’amministratore, impostomi per impedire che io sciupassi l’eredità di mio padre, tentava di diminuire quella di mia madre, amministrata liberamente da me!

La scommessa si dimostrò perniciosissima. No ero più alternativamente padrone ma soltanto schiavo e di quell’Olivi che non amavo! Fumai subito. Poi pensai di truffarlo continuando a fumare di nascosto. Ma allora perché aver fatta quella scommessa?.........

Ma la ribellione continuava e a forza di fumare arrivavo all’affanno. Per liberarmi da quel peso andai dall’Olivi e mi confessai. Il vecchio incassò sorridendo il denaro, trasse di tasca un grosso sigaro che accese e fumò con grande voluttà.”



Storia del mio matrimonio:

“Venne finalmente il giorno del mio matrimonio e proprio quel giorno ebbi un’ultima esitazione. Avrei dovuto essere dalla sposa alle otto del mattino, e invece alle sette e tre quarti mi trovavo ancora a letto fumando rabbiosamente e guardando la mia finestra su cui brillava, irridendo, il primo sole che durante quell’inverno fosse apparso. Meditavo di abbandonare Augusta! ……….

All’altare dissi di sì distrattamente perché nella mia viva compassione per Augusta stavo escogitando una quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte. Invece quando uscimmo dalla chiesa, m’accorsi che Augusta aveva recuperati tutti i suoi colori. Ne ebbi una certa stizza perché quel mio sì non avrebbe mica dovuto bastare a rassicurarla del mio amore. E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa tanto da darmi della bestia perché m’ero lasciato prender a quel modo. Invece a casa sua, approfittò di un momento in cui ci lasciarono soli, per dirmi piangendo: - non dimenticherò mai che, pur non amandomi, mi sposasti. “




Cit. edizione 2015 – Newton Compton Editori